Separare l'arte dall'artista

Sono secoli che voglio parlare di questo argomento e penso che ormai sia ora, non tanto per una questione di tempismo (visto che è da un po’ che non se ne parla), quanto per esorcizzare i miei pensieri una volta per tutte. Si può separare l’arte dall’artista?

I casi emblematici

J. K. Rowling e Neil Gaiman sono diventati un po’ le bestie nere della letteratura a seguito di alcuni fatti che riporterò in modo più sintetico possibile.

J. K. Rowling

Immagine presa da Glamour Magazine

In verità mi è diventata antipatica dieci anni fa, quando alle critiche sulla scelta di Noma Dumezweni per interpretare Hermione ha risposto “un branco di razzisti”. Curioso che non lo faccia ora per Paapa Essiedu, ma immagino che, dopo essere finita nel mirino per le sue dichiarazioni transfobiche, stia più attenta a come parla. La dichiarazione che per me è stata indicativa su quello in cui Rowling si stava trasformando è stata “Io non ho mai detto che Hermione fosse bianca”, quasi a sfottere chi i suoi libri li ha letti. Sia chiaro, a me non cambia nulla che Hermione o Piton vengano interpretati da attori di colore. Dopotutto sono personaggi di fantasia. Avessero fatto film sulla storia di Martin Luther King facendolo interpretare da Jim Parsons sarebbe stato un altro paio di maniche, ma non vedo il motivo di piantare storie per dei personaggi immaginari. A me basta che gli attori che li interpretano siano bravi.

E poi c’è la questione delle dichiarazioni transfobiche. E c’è da dirlo, J. K. Rowling ha una tenacia ammirevole nel sostenere posizioni molto controverse e che non condivido per niente, così come la sua faccia di bronzo nel sostenere i diritti delle donne approvando le manovre sessiste di Trump è talmente sfacciata da risultare quasi caricaturale. Ma deve essersi resa conto che, a una certa, la perdita di reputazione si paga piuttosto cara, visto che,a quanto pare, ora sta tenendo un profilo basso. 

Nota a parte: si aprono le scommesse: ora che ho scritto questo, quanto ci metterà a uscirne con una perla delle sue? Un nanosecondo oppure due?

Neil Gaiman

Immagine presa da The Guardian

Con i libri di Neil Gaiman ho una storia di attrazione particolare. Ho letto Coraline, Il figlio del cimitero, Stardust e ho iniziato Buona Apocalisse a tutti. Onestamente, gli unici che mi sono piaciuti sono Stardust e Coraline, per il resto l’ho sempre trovato noioso. Eppure, per il poco che compariva in giro, Neil Gaiman l’ho sempre trovato simpatico. Potete immaginare la mia reazione quando è stato denunciato per stupro da una donna. E all’inizio non ci credevo, la dico tutta, il mio femminismo è stato messo da parte per cedere alla pancia. Pensavo che fosse solo un modo per attirare l’attenzione e fare soldi, perché gli stupratori, quelli veri, lasciano sempre tracce precedenti e nessuno si era mai lamentato di lui prima di questa denuncia. Poi le donne sono diventate otto. A quel punto sono rimasta zitta, vergognandomi anche un po’.

La mia reazione

Quando J. K. Rowling ha fatto quelle uscite transfobiche e quando Neil Gaiman è stato denunciato, ho potuto sentire qualcosa incrinarsi dentro di me. Era come se una parte nascosta nei meandri della mia anima dicesse “no, anche voi no!”. 

In realtà non riesco a capire perché me la sia presa tanto per Neil Gaiman, visto che di lui ho letto poco. Forse perché, stupri a parte, ho sempre sentito una strana affinità con lui e con le sue fiabe dark.

Per J. K. Rowling la questione è diversa, perché amo tantissimo Harry Potter e adoro la saga di Cormoran Strike, per cui vedere la persona che mostra al pubblico è stata una forte delusione. Non è tanto per le idee di per sé, che ripeto, non condivido. Una donna transgender è una donna, su questo non discuto. Ma mentre per le sue idee di per sé non posso farci niente perché ognuno ha il diritto di pensare quello che vuole, la mia delusione più grande è stata vedere come ha esultato per la legge transfobica che lei ha foraggiato, il disprezzo che ha dimostrato per la controparte mentre esprimeva le sue idee. Per non parlare di come si dichiara femminista e poi appoggi le azioni di un uomo che ha addirittura eliminato il termine “donne” dai documenti ufficiali della sua nazione. Insomma, la mia autrice preferita non è diversa dal commentatore medio di Facebook, con la differenza che di solito il commentatore medio di Facebook è un povero cristo che non arriva a fine mese e sfoga la sua frustrazione così, mentre lei ha soldi e potere dalla sua.

Separare l’arte dall’artista si può fare?

Nel mio caso, temo di no. Non lo dico con l’intento di invitare tutti al boicottaggio. Ritengo che la caccia alle streghe non sia una pratica saggia da perseguire. Al tempo stesso non voglio negare le sofferenze di chi è stato discriminato e abusato da queste persone, pertanto, se qualcuno mi dicesse che è giusto boicottarle direi che non hanno torto e che devono agire secondo la loro coscienza. 

D’altro canto, non riesco nemmeno a dare del tutto torto a chi invece dice che bisogna separare l’arte dall’artista. Banalmente, Harry Potter è un fenomeno letterario troppo grande per essere gettato nell’oblio insieme al suo messaggio – molto ironico, se ci si pensa – di inclusione. Inoltre, la vendetta a tutti i costi verso le persone per il loro pensiero è una deriva che non mi piace.

Alla fine ho dovuto guardarmi dentro e comprendere cosa voglio davvero da queste persone e cosa hanno significato per me. Ho capito che sono andati un po’ troppo oltre, per i miei gusti.

Per Neil Gaiman mi è stato facile decidere di lasciarlo perdere.

Per J. K. Rowling la decisione è un po’ più ardua. Hogwarts è una sorta di casa immaginaria, per me, quindi non credo che smetterò di leggere Harry Potter, o di giocare a giochi e videogiochi, o anche di guardare i film. Ho intenzione di guardare la serie TV, perché sono davvero curiosa. Mentre per la serie di Cormoran Strike siamo quasi alla fine, quindi ormai la leggo e pace. Oltre a questo, però, non andrò. 

In realtà anche J. K. Rowling sta facendo di tutto per facilitarmi la decisione sulle sue opere. L’ultimo libro di Cormoran Strike sapeva talmente di brodo allungato che ho fatto fatica a finirlo e, se non volessi sapere a tutti i costi come procederà tra Robin e Cormoran, non spenderei ulteriori soldi.

Conclusioni

Direi che la decisione, quindi, non è da prendere per ripicca, ma in base a come ci si sente davvero. Ho capito che boicottare è una decisione che per quanto riguarda me è stupida. Entrambi gli autori sono abbastanza ricchi da non risentire troppo dal punto di vista economico se le loro vendite calano un po’. Perché al massimo per J. K. Rowling sono solo calate solo un po’, non so come sia preso Neil Gaiman.

Il fatto è che ho perso la stima per entrambi e non c’è niente di peggio che perdere la stima per qualcuno in modo irrimediabile. Infatti non prendo la decisione di ignorarli per dispetto, ma perché alla fine non ho più interesse ad avere a che fare con loro. È vero che a loro non cambia la vita, esattamente come non gliela cambia il boicottaggio punitivo. Ma alla fine è quello che sento e mi sembra giusto rispettarlo.

Related Posts