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Si parla sempre di come la lettura arricchisca, di come chi legge viva un sacco di vite. Ammettere di odiare dei libri a volte è come entrare in chiesa e bestemmiare, specie se si tratta di mostri sacri (ma no, non parlerò solo di quelli). Per una volta voglio rompere il velo e parlare di libri e autori che ho veramente odiato, certe volte anche mio malgrado.

La serie “50 sfumature”, di E. L. James

E. L. James in una vecchia foto presa da The Guardian

Va beh, qui gioco molto facile, visto che questa trilogia è stata tra le più derise e detestate al mondo. In realtà, credo sia stato il primo argomento che ho visto così ben polarizzato on line: o lo si detestava, o lo si adorava.

Ho provato a leggerlo dopo avere sentito diverse donne dire che è un libro leggero, che cattura l’attenzione e finisci velocemente. Sono passati molti anni, ma l’impressione che conservo è che quella raccolta fosse un immenso fan service simil-erotico pieno di luoghi comuni a buon mercato. Infatti, dopo il primo accenno alla dea interiore, ho lasciato perdere del tutto la lettura. Non me ne sono mai pentita.

Quello che mi ha allarmato più di tutto, successivamente, è stato sentire diverse donne che elogiavano il libro. Non sono tanto i gusti delle persone, su quelli non si discute, ma la motivazione: “è solo un racconto che ti fa sognare un po’!”. E si parlava di donne intorno ai 50 anni di età, non certo di ragazzine ingenue. Sarà che io non ho voglia di imbarcarmi in una relazione con uno che autorizzo per contratto a menarmi nella speranza che prima o poi si innamori di me (perché nei libri questa eventualità succede, nella realtà no), ma quell’affermazione mi ha fatto venire i brividi.

Le opere di J. R. R. Tolkien. Tutte.

Tolkien in una foto presa da ilLibraio.it

Questa ammissione in passato mi è costata la stima di alcuni “amici”, ma qui non ci posso davvero fare niente. Ci ho provato in tutti i modi e ho intenzione di riprovarci, ma non riesco a leggere nessuna delle opere di Tolkien. Ho visto i film e mi sono piaciuti tantissimo, ma i libri non li reggo. Sono riuscita ad arrivare a un terzo de Lo Hobbit, o forse a metà, solo perché la mia compagnia di amici dell’epoca, tolkeniana fino al midollo, aveva visto il film e passato letteralmente settimane intere a criticarlo perché era troppo diverso dal libro. Non sono riuscita ad andare oltre.

Mi sono cimentata nella lettura perché non ne potevo più di proteste sterili e accorate come se Peter Jackson avesse picchiato la loro nonna con i libri di Tolkien, ma per far sì che tacessero dovevo verificare di persona di cosa stavo andando a parlare. A parte la storia di Tauriel, ho scoperto che in realtà il film, tutto sommato, era abbastanza fedele al libro. Tra parentesi, di certo non si può pretendere che i film ricalchino in pieno i libri, e lo dico da Potterhead convinta che si è chiesta che problemi avesse il regista di Harry Potter e il Principe Mezzosangue!

Va beh, andiamo avanti!

Non so per quale motivo non riesco in nessun modo a fare pace con la scrittura di Tolkien. Riconosco la sua grandezza come autore e lo rispetto tantissimo (non che a lui gliene freghi, ormai è morto da decenni). In fondo stiamo parlando di quello che ha inventato una lingua con tutta la struttura grammaticale alle spalle. Solo, non fa per me, ogni volta che lo leggo perdo il filo e mi annoio. Compreso Lo Hobbit, che mi hanno detto essere un libro scritto per ragazzi. Che dire? Ci riproverò più avanti, magari nel frattempo ho cambiato gusti.

Il Piccolo Principe, di Antoine de Saint-Exupéry

Antoine de Saint-Exupéry, foto presa dal sito del Castello di San Pelagio

Posso quasi sentire la musica che sottolinea il momento di hype drammatico. La tragica realtà dei fatti è che io non sopporto Il Piccolo Principe. La madre superiora del convento dove viveva mia zia suora me lo aveva prestato quando avevo otto anni, finché ero in vacanza da loro per una settimana con mia nonna. Già allora mi aveva annoiato un sacco.

Lo avevo rivalutato pochi anni dopo, a quindici anni, quando a un campo scuola ci hanno fatto leggere il brano della volpe e quello della rosa, facendoci fare dei lavori abbinati alle letture. Quei brani mi erano piaciuti, così avevo pensato di leggerlo tutto per compensare quello che mi ero persa. Peccato che, quando ci ho riprovato, ho retto una pagina e poi ho lasciato perdere. Sono persino tornata a rileggere il capitolo dedicato alla volpe per vedere se magari era solo una mia brutta giornata a farmi ragionare così.

Sono arrivata a chiedermi se ero ubriaca quando avevo pensato che quei brani fossero belli. La volpe era antipatica e supponente, la rosa pretenziosa e snob. Probabilmente era l’atmosfera tutta “siamo tutti amici” del campo scuola ad avermi reso tollerabili quelle storie. Cosa non può fare la suggestione!

Mi dispiace, sono brutale, ma è davvero più forte di me, Il Piccolo Principe non è nelle mie corde. Dal mio personale punto di vista è troppo intriso di retorica stucchevole, che forse andava bene negli anni in cui era stato scritto. Ora, nel 2026, i suoi aforismi sono diventati frasi fatte, girate e rigirate nei social fino a essere spogliate totalmente di ogni loro magia. E in realtà è un peccato!

Considerazioni e dintorni

Mi rendo conto che la parola odio suona un po’ troppo forte, ma credo sia anche ora di smettere di idealizzare i libri a tutti i costi. Non è tanto per sminuire la lettura, quanto per togliere quella patina di idealizzazione che spesso si costruisce intorno ai libri. Sarò sempre una forte sostenitrice della lettura e dei suoi benefici, ma non so quanto sia utile categorizzare le persone non solo in base a quanto leggono ma anche in base a cosa leggono.

E adesso che ho fatto il mio pippone dal vago sapore moralista, vi spiego il vero motivo per cui ho voluto scrivere quest’articolo.
Il fatto è che ho passato anni a sentirmi inferiore agli altri per i libri che leggo.

  • Leggevo troppo;
  • Leggevo troppi libri impegnati;
  • Leggevo troppo pochi libri impegnati (e decidetevi, però!);
  • Ma come osavo non amare certi autori??
  • Non leggi questi libri? Ma che snob!

Questo articolo è la mia risposta. Probabilmente ho scoperto l’acqua calda, ma per una volta ho voluto mettere nero su bianco il mio pensiero.

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