Fairy Tale, di Stephen King – La mia recensione

La mia copia di Fairy Tale

Ed eccomi di nuovo qui, a proporre un altro libro della mia lunghissima lista di libri da leggere. Oggi vi parlerò di Stephen King e di uno dei suoi ultimi libri: Fairy Tale. Stephen King è tutt’ora considerato un mostro sacro dell’horror, ma questo romanzo è più un dark fantasy ispirato alle classiche fiabe che tutti, almeno una volta, abbiamo sentito.

La trama di Fairy Tale

La storia si snoda intorno alla vita di Charlie Reade, un ragazzo di diciassette anni orfano di madre e con un padre ex alcolista. I trascorsi della sua famiglia lo hanno segnato profondamente, al punto che fa un voto di aiutare una persona senza chiedere nulla in cambio pur di vedere suo padre salvarsi dall’alcolismo in cui era caduto in seguito alla morte improvvisa della madre di Charlie. Questo è il motivo per cui, qualche tempo dopo, soccorre il sig. Bowditch, un suo anziano vicino di casa e inizia ad aiutarlo nelle sue incombenze quotidiane. Nel giro di poco tempo Charlie e lo scontroso Bowditch sviluppano una strana amicizia. Il culmine di questo rapporto si ha quando l’anziano muore e lascia tutte le sue proprietà al ragazzo, compresa Radar, la sua vecchia cagnolina.

A poco tempo dalla morte di Bowditch, Charlie scopre nel capanno del vecchio un accesso segreto che porta lui e Radar in un mondo parallelo. Esplorandolo, Charlie scopre che questo mondo gli ricorda moltissimo le fiabe che sua madre gli leggeva da bambino e si accorge che in quelle terre così strane aleggia un grave pericolo. Con l’aiuto della fedele Radar, il ragazzo si impegnerà a salvare il regno e i suoi nuovi amici…

Le mie impressioni

Chiaramente, nella trama non ho riportato tutti i dettagli della storia, perché credo che meriti davvero una lettura molto approfondita e non voglio correre il rischio di spoilerare nulla. Credo che mio cugino mi porti ancora rancore per avergli erroneamente spoilerato la morte di Silente in “Harry Potter e il Principe Mezzosangue” una quindicina di anni fa. Da allora, a meno di non volermi vendicare per qualcosa, cerco di stare attenta a quello che rivelo dei libri.

È da un pezzo che Stephen King non arriva a terrorizzare le persone che lo leggono, ma dire che ha perso il suo smalto credo sia piuttosto ingeneroso. Le persone cambiano stile di comunicazione nel corso degli anni, eppure la base rimane e Fairy Tale ne è la prova. Quello che apprezzo di Stephen King è la sua abilità di parlare dei tratti più umani delle persone, oltre alla capacità di tirare fuori dei dettagli inaspettati. Per esempio, del romanzo mi è rimasto impresso il continuo rimando alla fiaba della piccola guardiana d’oche. Non credo che questa fiaba sia molto famosa in Italia. Io la conosco perché da piccola ascoltavo continuamente le Fiabe Sonore e tra queste vi era anche La piccola guardiana d’oche. Eppure in Fairy Tale il racconto diventa uno dei perni della trama.

Un altro dettaglio che ho trovato interessante è il pensiero di Charlie, che ricorda le stupidaggini che ha fatto da ragazzino e tenta di porvi rimedio in tutti i modi. Cerca di allontanare da sé il proprio lato oscuro in una lotta che tutti noi conosciamo, soprattutto Stephen King.

Fairy Tale, come si può intuire, non è una storia horror o thriller. La si può definire una fiaba dark, che però ci insegna ancora che il cattivo, chiunque esso sia, si può sconfiggere. Basta attingere a quel lato di noi che ancora ricorda le fiabe e come si fa a sognare.

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